piange-di-notte

È nel momento in cui qualcosa viene a mancare che diventa capace di essere ancora più preziosa. Ed è questo ciò che succede al sonno di certe mamme e papà, interrotto dai continui risvegli del loro bambino o bambina. Devo ammetterlo, e spero di non indisporre nessuno con quel che dirò. Soltanto chi c’è passato, chi l’ha vissuto, sa quanto è intensa la frustrazione di quei momenti. Gli altri penseranno sempre che non sia poi un fatto così gravoso e talvolta insostenibile.

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Se ti troverari a viverlo sulla tua pelle, potresti stupirti nel conoscere ciò a cui saresti disposto, per riavere un po’ delle tue notti lievi. Potresti anche firmare un patto con il diavolo pur di riuscire a dormire una manciata di ore consecutive, pur di farcela a entrare in fase REM ed uscirne solamente a causa della sua naturale conclusione. Per questo, se sei un genitore nel pieno delle notti in bianco, ascolta cosa vorrei raccontarti.

Quando mio figlio piangeva di notte, ho avuto le occhiaie più nere del buio. È probabile che le avessi ancor prima ma solo allora potevo giustificare la loro costante presenza. Le notti scorrevano zoppicanti e ignare che l’indomani mio figlio sarebbe andato comunque all’asilo e io al lavoro. Non so dirti chi fosse il più stanco tra i due.

Quando mio figlio piangeva di notte, me lo sentivo. Lo sapevo fin dal principio che non avrei dormito con quella continuità tanto desiderata. Iniziava piano piano a manifestarsi inquieto, cominciava a rigirarsi e a imbruttire l’espressione del piccolo volto. Avevo appreso ad allungare svelta la mano nel tentativo di ninnarlo prima che entrasse in un punto di non ritorno. Magari si riaddormenta, pensavo, e torniamo a dormire.

Quando mio figlio piangeva di notte, ho pianto anch’io. Lo consolavo, lo prendevo in braccio, lo rimettevo a letto, lo giravo, lo voltavo, lo spostavo, mi alzavo, mi sedevo e mi sdraiavo accanto a lui. In una notte, isomma, cambiavo più posizioni di quel che si potesse fare durante un corso di Yoga.

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Quando mio figlio piangeva di notte, ho di certo perso molti punti nel libro ufficiale delle mamme più brave tra tutte le mamme. Sono finita a implorarlo affinché la smettesse, a dirgli ‘ora basta’, ‘ma cos’hai ancora?’. Gli ho confidato di non farcela più e, poi, ho provato a giocarmi anche le carte del lupo e dell’uomo nero, seppur consapevole del loro scarso valore pedagogico. Ma ti confesso che, se fosse servito a qualcosa, probabilmente avrei scomodato anche la strega e l’orco cattivo.

Quando mio figlio piangeva di notte mi sono sentita profondamente umana, vulnerabile e bisognosa di aiuto. Mi sono sentita altrettanto disumana quando ho odiato la sua disperazione che diventava anche la mia. Mi sono sentita poco adatta ad aiutarlo nel ritrovare lo stato di quiete. In tutta segretezza posso dirti che se ci fossero state altre due braccia disposte a prendere il posto delle mie, potrei non essere stata, in quegli istanti, così gelosa della mia maternità. L’avrei consegnato anche a quella luna d’argento di cui si cantava, desiderosa di essere madre, a cui si chiedeva come potesse cullare un figlio dal momento che non possedeva le braccia.

Ascolta “Quando mio figlio piangeva di notte” su Spreaker.

Quando mio figlio piangeva di notte, ero completamente sola e ho provato a chiedere consiglio agli esperti. Avrà mangiato poco, avrà mangiato troppo, sarà per via della separazione, sarà troppo stanco, può essere a causa della dermatite, farà gli incubi, potrebbe essere pavor notturno o magari ha il ciclo del sonno troppo breve. Sempre più confusa chiedevo anche a lui, ‘perché non dormi? Perchè fai così?’ Per un istante mi guardava negli occhi con quella profonda maturità che solo i bambini possiedono. Dopodiché ritornava a disperarsi.

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Eppure, ne sono certa. Se avesse saputo spiegare mi avrebbe detto queste parole: ‘cosa vuoi che ne sappia io, mamma. Mi capita e basta! Tu resta con me, fai solo questo. Non disperare, porta pazienza e tieni duro. Vedrai che tutto si aggiusterà e sarà solo il soggetto dei tuoi racconti, quelli che inizieranno così…”

Quando mio figlio piangeva di notte…

Se anche tuo figlio piange di notte, se non ce la fai più e non riesci a recuperare la stanchezza sommatasi, pensa a questo momento come se si trattasse di una missione, forse la più importante della tua vita.

Raccogli tutte le risorse che potrebbero servirti per portarla al termine al meglio che puoi. Difficilmente potrai contare su risposte uniformi o soluzioni immediate ma resta dentro a quel momento al meglio che puoi.

Tieni a bada le tue fragilità in modo che non danneggino la tua responsabiltà genitoriale. Rimani autentico/a senza temere di fallire e senza sentirti in dovere di apparire impeccabile. Questo non è di certo ciò che serve al tuo bambino.

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Ester ListiAuthor posts

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Pedagogista ai sensi della L. 205/2017 e L. 4/2013, con specializzazione nella fascia di età 0-6, Consulenza Pedagogica in ambito Familiare, Giuridico e Scolastico e nella CTU-CTP pedagogica nell’ambito delle separazioni.

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