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Come calmare un bambino che fa i capricci? Una delle questioni più sentite dai genitori riguarda proprio il capire come comportarsi, ossia come agire a livello educativo, durante queste manifestazioni dei bambini. Ma cosa sono i capricci dei bambini e come mai li fanno? Continua a leggere questo articolo nel quale, insieme all’esperta Maria Beatrice Nava, fondatrice di Educazione Consapevole®, approfondiremo la questione sotto i suoi tanti aspetti.

Maria Beatrice Nava è la fondatrice di Educazione Consapevole®, un progetto di ascolto e sostegno rivolto alle figure di accudimento della prima infanzia (genitori, nonni, zii, educatori e insegnanti, professionisti della salute primale, pediatri, ostetriche, puericultrici, psicologi e psicoterapeuti), nato nel 2009. Meglio conosciuta come Maribea, ha lavorato come psicologa dello Sviluppo e dei Processi Educativi, insegnante di massaggio infantile, educatrice ed esperta in psicologia ed educazione prenatale ANPEP. Maribea ha raccolto parte del suo lavoro di consulenza nel libro Capricci e Dintorni. Con Focus Tematico interamente dedicato al Neonato.

Cosa sono i capricci dei bambini?

L’argomento centrale di Capricci e Dintorni riguarda alcuni comportamenti tipici manifestati dal bambino piccolo, in grado di mettere a dura prova le figure di accudimento. Mi riferisco quindi all’atteggiamento poco propenso alla collaborazione, capace di far sudare sette camice all’adulto e di far spazientire anche la persona più paziente al mondo! Ancora meglio definiti dall’autrice: “quei comportamenti che (a volte) i bambini mettono in atto e dai quali noi adulti ci sentiamo infastiditi e messi in scacco“.

Voilà, eccoli qui. Si parla, appunto, di capricci. L’autrice compie una scelta coraggiosa inserendo questo termine fin dal titolo, senza troppi giri di parole. Lo fa nella consapevolezza che esiste un dibattito pedagogico che mira a superare la definizione di capriccio per evitare il rischio di non tenere adeguatamente in considerazione i reali bisogni del bambino. L’uso e la definizione di “capriccio” porta con sé il pericolo di colpevolizzare il bambino. Per questo motivo l’attenzione si è spostata verso lo sforzo di comprendere l’origine di queste crisi.

D’altro canto, è anche vero che, rivolgendoci alle famiglie, la parola “capriccio” agevola la comprensione di un contesto emotivo-relazionale vissuto con il proprio bambino, mentre il ribadire “non sono capricci, ma bisogni” può insinuare il senso di colpa nelle figure di accudimento. In un certo qual modo si è passati dal colpevolizzare il bambino al colpevolizzare il genitore. La scelta terminologica di Maribea ha un obiettivo ben preciso. Riguarda la volontà di riferirsi al capriccio per caratterizzare un tipo di comportamento pur riportando il discorso sui bisogni e sul punto di vista del bambino.

“Il termine capriccio è noto a tutti, è trasversale. Qualsiasi adulto educante capisce subito a cosa ci si riferisce. Non è un termine tecnico bensì popolare. Ho voluto usarlo come un gancio lessicale per portare subito il lettore nel posto giusto per iniziare a parlargliene in modo differente.”

Maria Beatrice Nava

I capricci non saranno gli unici argomenti trattati nel saggio, nel titolo leggiamo anche la parola “dintorni”. L’attenzione è posta anche al processo di crescita del bambino, caratterizzato da continui cambiamenti, e il ruolo degli adulti che li accompagnano durante questo percorso. L’intero libro si presenta come un viaggio compiuto tra le tante sfumature dell’infanzia. Un viaggio in cui si viene presi per mano dalla guida esperta dell’autrice per ritrovare la rotta quando il percorso pone piccole e grandi sfide. Queste, seppure oggi accade di continuo, non dovrebbero mai essere affrontate in solitudine.

I primi passi di questo viaggio sono diretti verso un aspetto importante e che riguarda la storia del bambino e della sua famiglia. Leggiamo, nel pensiero di John Bowlby: “Se una società vuole veramente proteggere i bambini deve cominciare ad occuparsi dei genitori”. Abbiamo dunque acquisito la consapevolezza che il passato e le origini condizionano ciò che siamo e ciò che saremo e che il percorso di vita si realizza e completa tenendo conto di questa circostanza.

É possibile “prendere in mano” la propria storia di vita per farne trampolino di lancio verso il cambiamento, con positive ricadute anche sul modo di essere genitori.

Maria Beatrice Nava

Un punto di partenza, il passato, necessario a comprendere dove si vuole arrivare. Un elemento di analisi ricco di derivazioni. Una di queste è certamente il ritorno ai ricordi della propria infanzia. Mi è capitato spesso di suggerire alle mamme che esprimevano difficoltà nel comprendere alcuni atteggiamenti del loro bambino o bambina, di provare a ripensare al loro “essere state bambine”. Anche se non ricordiamo nel dettaglio gli eventi trascorsi, restano pressoché indelebili le sensazioni, le emozioni e gli stati d’animo provati.

Dopo le considerazioni relative alla storia personale, l’autrice approfondisce i concetti di senso di appartenenza, di legame di attaccamento e d’imprinting, ripercorrendo i principali contributi della psicologia che hanno fatto emergere l’importanza di questi aspetti dello sviluppo del bambino. Nel manuale viene ora affrontata la descrizione di altri elementi da tener conto quando ci si relaziona con i piccoli, come, ad esempio, il loro temperamento. Secondo un detto popolare “ogni bambino viene al mondo con il suo cestino”. Per quanto si voglia generalizzare, ogni persona, e perciò anche ogni bambino, è un mondo a sé, unico e irripetibile.

Il discorso ora s’infittisce. L’autrice prosegue nel descrivere gli argomenti mantenendo un approccio concreto, molto vicino alle situazioni nelle quali è facile immedesimarsi. Dal quinto capitolo si arriva al sodo della questione.

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Cosa bisogna fare quando i bambini fanno i capricci?

Per quale motivo mio figlio fa i capricci e di cosa ha bisogno per riuscire a smettere?

In questa parte del testo sono approfondite le dinamiche che ruotano intorno alle manifestazioni oppositive e di crisi del bambino, le ragioni sottostanti e scatenanti, il ruolo dell’adulto, le riflessioni sul diniego rivolto ai piccoli e i metodi per affrontare la situazione. Si rimane nell’ottica che vede l’obiettivo finale non tanto quello di interrompere/bloccare il capriccio del bambino bensì, come scrive la stessa autrice, di: “Sentirsi più saldi e sereni nel rispondere alle richieste dei bambini, sapendo che la nostra sicurezza offrirà un confine solido cui loro potranno appoggiarsi, cercando talvolta di sondarne la robustezza.”

Da qui, si prosegue con la descrizione delle caratteristiche più rilevanti nelle diverse epoche della prima infanzia (1. Neonati e lattanti; 2. Piccoli Toddlers; 3. Toddlers più grandi). Al fondo del libro si trova il focus tematico dedicato al neonato, una guida complementare che arricchisce il manuale approfondendo alcuni aspetti relativi alla cura e alle caratteristiche fisiologiche del bambino appena venuto al mondo.

Capricci e Dintorni è un testo per tutti i genitori che sono in cerca di sostegno e che sentono il bisogno di confrontarsi, comprendersi nel loro ruolo e, soprattutto, di conoscere ed empatizzare con i loro bambini. Gli argomenti affrontati rendono il manuale completo e dettagliato. La lettura è fluida anche grazie alla presenza di esempi calzanti, di citazioni, di schemi sintetici e di tabelle riepilogative. Una guida amica che vuole dar valore al lavoro educativo in tutta la sua complessità e che sottolinea l’impossibilità di afferire a un ricettario pronto all’uso e valido per tutte le situazioni (ma questa è in realtà una grande fortuna).

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Se hai letto il libro Capricci e dintorni, continua la formazione!

Ester ListiAuthor posts

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Pedagogista ai sensi della L. 205/2017 e L. 4/2013, con specializzazione nella fascia di età 0-6, Consulenza Pedagogica in ambito Familiare, Giuridico e Scolastico e nella CTU-CTP pedagogica nell’ambito delle separazioni.

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