capricci

Buongiorno, il piccolo di 14 mesi strilla disperato se non riesce a fare tutto ciò che gli viene in mente oppure se viene rimproverato per aver fatto qualcosa di sbagliato. I nonni sempre (viviamo tutti insieme) e qualche volta la mamma dicono che è piccolo per capire e che ci sarà tempo per insegnare, di conseguenza il pianto viene sempre seguito con apprensione cercando i più disparati stratagemmi affinché cessi al più presto. Il papà, o meglio l’orco della situazione, invece il piccoletto non solo lo crede capacissimo di capire ma anzi negli sguardi spesso legge a chiare lettere un atto di sfida nei confronti degli adulti per misurare i loro comportamenti con sfida/effetto e pianto/effetto, una sorta di test psico-attitudinale per misurare chi ha intorno, in questa logica il papà vorrebbe che si intervenisse al pianto solo per reali bisogni e non per una bizza, per quest’ultima vorrebbe farsi vedere disinteressato al pianto per vedere se il piccolo ritrova la quiete da solo, ma quando ci prova immediatamente viene rimproverato.  Si accertano consigli e rimproveri. Il papà.

Il bambino sta attuando dei comportamenti tipici della sua età che gli sono necessari per lo sviluppo e la costruzione della personalità. Per crescere ha bisogno della vostra attenzione e di risposte coerenti. Il fatto che pianga dopo un rimprovero significa che è stato in grado di riceverlo ed è un bene che questo non l’abbia lasciato indifferente.

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Se fai un passo indietro nel tempo, ti ricorderai che durante il primo anno di vita le sue richieste erano perlopiù rivolte a soddisfare bisogni fisiologici (come fame, sonno, pulizia, disagi e dolori fisici…). Dopo un primo momento di rodaggio, forse ora ti sembra che in quel periodo era più semplice sintonizzarti con lui per rispondere adeguatamente alle sue necessità.

Ora le sue esigenze sono cresciute e si sono diversificate: vi trovate di fronte ad un piccolo individuo attivo, curioso, impulsivo e caparbio che vuole poter toccare tutto, arrampicarsi ovunque, premere i pulsanti di qualsivoglia elettrodomestico, svuotare ogni armadio e cassetto, dimenarsi durante il cambio o la vestizione, rovesciare la pappa o l’acqua, portare il cibo in giro e via dicendo. Attraverso il vostro diniego, i famosi “no”, sta imparando che non tutto ciò che desidera può essergli concesso e questo può essere per lui.

Il pianto dopo un rimprovero

Vorremmo poter risparmiare ai nostri figli qualsiasi tipo di sofferenza ma sappiamo che vivere e affrontare piccole frustrazioni è importante per la crescita: è un’opportunità per cercare dentro di sé le risorse necessarie a superare questi momenti di conflitto, potendo comunque contare sull’amore e sul sostegno degli adulti importanti. I grandi svolgono un fondamentale ruolo nell’interpretare la realtà per i loro bambini quando ancora non sono sufficientemente maturi per razionalizzare le sensazioni provate e quando le scorpacciate emotive potrebbero produrre una grande indigestione!

I bambini piangono generalmente per i seguenti motivi: perché si fanno o hanno male (per dolore), perché si spaventano (per paura), perché vengono rimproverati (per rabbia/frustrazione) e per il distacco dalle figure familiari (dispiacere).

È interessante osservare come il bambino reagisce in maniera diversa davanti alle differenti cause che generano il pianto. Ad esempio, quando il pianto è conseguente al dolore o allo spavento, quasi sicuramente andrà verso l’adulto per ricevere conforto e consolazione. Mentre se è una reazione a un rimprovero, dal momento che il bambino vorrebbe continuare a fare ciò che stava facendo, in genere si irrigidisce, sta a distanza o “schizza via” dall’adulto, non vuole essere preso in braccio (riuscendo perfino ad annullare l’esistenza della spina dorsale), mostra la sua rabbia pestando i piedi, agitando le braccia o buttandosi a terra.

Durante una crisi di pianto provocata da una sgridata è assolutamente sconsigliato:
accontentare comunque il bambino. Significherebbe dirgli “Non voglio che fai così ma se proprio insisti puoi farlo”, avrebbe l’idea che per ottenere qualcosa non dovrà fare altro che strillare, urlare e buttarsi per terra. La situazione diventerebbe sempre meno gestibile e si avrà la sensazione di avere a che fare con un piccolo despota in casa. Il bambino si adegua e apprende anche in base alle risposte che riceve dall’adulto;
sculacciare, punire o lasciare solo il bambino. Sono azioni compiute quando non si è più in grado di gestire l’impulso di rabbia, di nervosismo e di impazienza che può suscitare nell’adulto il capriccio di un bambino. É meglio fermarsi, fare un bel respiro e cercare altre risorse.
spiegare e cercare di ragionare con lui durante la reazione di rabbia. É inutile dire al bambino troppe parole quando è in piena crisi. Si può ritornare sull’argomento quando si sarà calmato, dicendogli ad esempio: “Al papà non piace quando ti arrabbi e ti butti per terra, se ti dico di no voglio che mi ascolti, ora vieni che ti do un abbraccio…”.

La cosa migliore da fare in questa situazione è lasciare che gli passi, restandogli vicino, senza cercare di distrarlo o di fermarlo. Dategli il tempo necessario per calmarsi e vedrete che sarà lui a venire da voi. La minacciosa tempesta scompare all’improvviso. Poco per volta comprenderà che questo tipo di protesta è perfettamente inutile per ottenere ciò che desidera e si abituerà ad ascoltare le regole che avete stabilito e ad avere fiducia in voi.

Qualche giorno fa uscendo dal supermercato mi è capitato di assistere ad una scena abbastanza comune. Un bambino di circa 1 anno e mezzo strillava così tanto da far girare l’intero negozio. Lui e il suo papà erano già oltre le casse e, non so per quale motivo, il bambino non aveva nessuna intenzione di seguire il padre: rimaneva fermo nella sua posizione, piangendo e pestando i piedi sul pavimento.
Il padre è rimasto, per tutto il tempo, appoggiato al carrello, ha continuato a guardarlo, a mantenere il contatto visivo con lui e, in tutta calma, gli diceva: “Dai su vieni che il papà ti aspetta”. Ha atteso qualche minuto sopportando gli sguardi dei passanti, poi, come per magia, il bambino ha smesso di piangere e lo ha seguito.

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Il dialogo tra mamma e papà

È impossibile dare risposte coerenti a vostro figlio se non riuscite a mettervi d’accordo tra di voi. Se vi rimproverate davanti al bambino sui metodi educativi adottati egli non può far altro che ricevere un’immagine confusa di quelli che dovrebbero essere i limiti al suo comportamento.
Non esistono genitori perfetti ma genitori che procedono per prove ed errori allo scopo di scoprire il metodo più efficace. Si tratta di una continua ricerca di un’equilibrio tra la comprensione del punto di vista del bambino e il fare ciò che è meglio per lui.

Il vostro disaccordo genera malessere in tutti i componenti del nucleo familiare tuttavia chi ci rimette maggiormente è senza dubbio il bambino, il quale, per poter superare questa fase, ha bisogno di poter contare su una base sicura e che non si contraddice continuamente. La coppia genitoriale deve necessariamente essere in grado di dialogare (in separata sede) per condividere lo stile educativo. In presenza del bambino è importante non criticare mai l’intervento dell’altro coniuge, anche se non pienamente condiviso (se ne potrà discutere in un altro momento).

  • Rinforzate il vostro intervento con frasi reciproche: “Il papà ti ha sgridato perché hai fatto una cosa sbagliata”, “Ora sei arrabbiato ma il papà e la mamma sono qui che aspettano che ti calmi”, “Se la mamma (o papà) ti ha detto no, è no anche per il papà (o la mamma)!”…
  • Parlatevi e ascoltatevi. Entrambi siete stati figli e avete immaginato di essere genitori ancora prima di diventarlo realmente. Dovete avere fiducia nelle vostre competenze educative. Se sarete coesi, gli altri membri della famiglia non potranno fare a meno di accorgersene e saranno meno propensi a intromettersi. La presenza dei nonni è importante e arricchisce l’esperienza del bambino, ma ognuno ha il suo ruolo e non bisogno interferire o sostituirsi ai genitori. Chiarite insieme questa situazione. I nonni possono dare il loro prezioso supporto pur rimanendo sullo sfondo della triade mamma-papà-figlio.
  • Focalizzate l’attenzione sul bambino, anziché su chi ha ragione o torto. Cercate di capire insieme se ci sono dei momenti della giornata più difficili da gestire, se piuttosto che sgridarlo è possibile dargli un’alternativa, se è necessario fermarlo immediatamente (ad esempio c’è differenza se svuota un cassetto pieno di contenitori di plastica o uno pieno di coltelli), se si tratta di un’esigenza esplorativa e di scoperta, oppure vuole mettere alla prova la vostra pazienza, se la situazione degenera quando è annoiato e ha quindi bisogno di essere coinvolto di più, o ancora se è il pianto ad essere il problema o se è piuttosto l’ansia o il disagio che provoca in noi adulti.
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Ester ListiAuthor posts

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Pedagogista ai sensi della L. 205/2017 e L. 4/2013, con specializzazione nella fascia di età 0-6, Consulenza Pedagogica in ambito Familiare, Giuridico e Scolastico e nella CTU-CTP pedagogica nell’ambito delle separazioni.

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