adolescenza

Non mi ascolta mai e non mi risponde nemmeno! Talvolta è come se non fosse neanche in casa. Se poi provo a dirgli qualcosa, ecco, mi risponde anche in malo modo“. Quante di queste frasi accomunano i genitori con figli adolescenti! Le situazione inizia a modificarsi già durante la fase preadolescenziale. Nel momento in cui il “bambino-ragazzo” comincia a lasciarsi l’infanzia alle spalle, emergono alcuni fondamentali cambiamenti, non solo fisici e cognitivi, ma soprattutto nel rapporto con l’altro e nelle emozioni sentite. Noti, ad esempio, che tuo figlio/a dà un’importanza che appare esagerata a risposte o dinamiche relazionali a cui prima non faceva quasi caso o che esplode con affermazioni di questo tipo: “Ecco, nessuno mi capisce!”

Riconoscere i cambiamenti emotivi dei ragazzi

Ai margini dell’adolescenza, le emozioni si fanno sentire in maniera più vigorosa, influenzando il personale stato d’animo e anche i sentimenti provati verso gli altri, adulti o coetanei che siano. I ragazzi riflettono interiormente intorno alle parole che servono loro per comprendere e per comprendersi, per trovare quindi quelle risposte che possono comporre i pezzi della loro identità. Per farlo, gli interlocutori più interessanti (seppure il rischio è di aumentare la reciproca confusione) sono ricercati nel gruppo dei pari. L’adolescenza è tra i momenti più complessi della vita in quanto l’individuo sperimenta quell’acceso conflitto interiore tra dipendenza e spinta all’indipendenza.

Ma, sappiamo, è un momento di necessario passaggio per diventare adulti, una fase che necessita di essere accolta in ogni sua sfumatura, stortura, esplosione ed evoluzione. Proprio come accadeva durante il periodo dell’infanzia, anche l’adolescenza richiede la presenza di adulti che legittimino questo periodo e che riflettano su un ambiente, inteso come setting educativo, capace di riconoscere l’inevitabile cambiamento.

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Riconoscere i sentimenti dei genitori

“Il problema è che sta troppo al telefono e non mi ascolta, quando gli dico di spegnerlo mi urla contro”. Probabilmente ora rimpiangi anche il periodo della prima infanzia, nonostante le fatiche di allora! Ti starai chiedendo se c’è speranza e se puoi fare qualcosa per migliorare quella relazione che sembra sgretolarsi. Posso dirti di sì, c’è qualcosa che puoi fare. Ma dovrai essere in grado di considerare la situazione con tuo figlio/a da un diverso punto di vista. Davanti a un figlio che non ascolta, che risponde in malo modo o urlando, il genitore prova principalmente questi tre sentimenti:

  • Rabbia, sente di essere trattato senza rispetto.
  • Frustrazione, teme di aver perso spazio nella relazione con il figlio.
  • Proccupazione, o forse dovrei scrivere “preoccupazioni”! Tra queste c’è sicuramente il fatto di aver sempre meno controllo sulla vita del figlio il quale, quindi, potrebbe compiere scelte senza confidarsi con i familiari.

Dunque, la prima cosa che puoi fare come genitore di figlio adolescente è prendere consapevelezza di queste emozioni in modo da riuscire a gestirle prima che si trasformino in atteggiamenti isterici e ansiosi. Tieni a mente che, nella relazione con tuo figlio, isterismo e ansia non farebbero altro che peggiorare le cose. Questo passaggio chiede un lavoro su se stessi, prima ancora di ricercare nel ragazzo/a le cause del problema-conflitto. Prova a chiederti: Quali sono le circostanze in cui senti che le 3 emozioni qui descritte stanno invadendo il tuo stato d’animo? Quando senti che stai arrivando al limite e stai per scoppiare? Una volta che sei esplosa/o, cos’è successo? Hai ottenuto qualcosa o la situazione è, invece, peggiorata?

Il percorso dell’adolescenza tra genitori e figli

Una seconda opportunità che puoi darti per affrontare al meglio il periodo dell’adolescenza dei tuoi figli consiste nell’abbandonare la visione classica del “mi devi perché sono il genitore” per accogliere una nuova modalità di relazione basata sulla fiducia e sull’ascolto reciproco.

Le volte in cui tuo figlio/a si mostra disponibile e viene da te, volenteroso di raccontarti qualcosa, poniti in un atteggiamento di ascolto. Questo significa non precipitarsi a dare opinioni, ammonizioni, precetti e consigli. Gli farebbero passare la voglia di confidarsi con te in quanto non si sentirebbe ascoltato ma, piuttosto, giudicato (è probabile che questo accadeva anche a te, alla stessa età, con i tuoi genitori). Non è importante che tuo figlio/a ti racconti tutto ciò che gli succede ma che percepisca di potersi fidare di te quando sente la necessità di ritrovare il suo “nido sicuro”.

Succede spesso che il bisogno di un ragazzo di parlare con l’adulto corrisponda semplicemente al desiderio di pensare ad alta voce insieme a qualcuno.

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Ritrova il benessere nel rapporto autentico

La relazione con tuo figlio/a, in questa fase, ha quindi bisogno di essere, per alcuni aspetti, ricreata, poiché dovrà basarsi su presupposti diversi da quelli che si erano consolidati nel periodo precedente. Tuo figlio/a è lo stesso di prima ma è anche un’altra persona (o lo sta diventando). Tutti noi, infondo, siamo una fotografia di quel preciso momento storico e siamo in continua evoluzione. Per questo le etichette fanno sempre (molto) male.

Sii sincero/a con lui/lei su ciò che provi ed eventualmente sulle tue difficoltà. Ad esempio, sostituisci i “non mi ascolti mai” con “quando non mi rispondi, mi sento così…”. In questo modo sosterrai la sua sensibilità verso l’altro anziché il senso di colpa. Durante il periodo dell’adolescenza, la separazione con il genitore e l’identificazione con il gruppo dei pari è un evento inevitabile. Eppure, quando la famiglia di origine è in grado di mantenere il conflitto a un livello che non degeneri in atteggiamenti di “non ritorno”, si crea lo spazio per quel rapporto solido che ritorna a essere tale durante le successive fasi del percorso di vita.

Ester ListiAuthor posts

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Pedagogista ai sensi della L. 205/2017 e L. 4/2013, con specializzazione nella fascia di età 0-6, Consulenza Pedagogica in ambito Familiare, Giuridico e Scolastico e nella CTU-CTP pedagogica nell’ambito delle separazioni.

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