stereotipi di genere

Ti faccio una domanda molto diretta. Come reagiresti se tuo figlio (maschio) ti dicesse che per il suo compleanno vorrebbe ricevere in regalo una Barbie? Ti è mai successo o è successo a qualcuno che conosci? Forse ti sei mostrato tollerante quando si è trattato del figlio di un amico… Ma se, invece, fosse proprio tuo figlio a chiedertelo?

Ho immaginato alcune possibili reazioni in questo elenco:

  1. Magari gli faresti notare che si tratta di un gioco da femmina e, mosso da questa ragione, gli proporresti di scegliere qualcos’altro.
  2. Oppure valuteresti anche la possibilità di accontentarlo ma… Oddio, gli altri cosa penseranno?!
  3. Oppure ancora, se il pensiero degli altri fortunatamente nemmeno ti sfiora, ti sentiresti invece in dovere di fare di tutto per incoraggiare quella decisione di giocare “diversamente”. Se vuole una Barbie magari si sente una femmina? Chi sono io per ostacolarlo!

Ok, ok, meglio fermarsi qui. In tutte queste situazioni il nostro sguardo è ovunque tranne che… sui bisogni del bambino e della bambina. Sia quando ostacoliamo o scoraggiamo la sua scelta, sia nell’incoraggiarla eccessivamente, siamo mossi da una base comune che corrisponde al nostro condizionamento culturale legato agli stereotipi di genere.

stereotipi di genere

Perché è dunque tanto difficile liberarsi dall’esigenza di distinguere i giochi e le attività per bambini da quelli per bambine?

Sicuramente, riconoscere gli stereotipi e i pregiudizio, prevedere il loro potere di limitare la libertà dell’individuo, è il primo passo per poterli decostruire e per creare una realtà nuova, diversa da quella esistente e più vicina all’espressione del singolo.

Sui giochi per bambini e stereotipi di genere è stato detto e scritto molto (ti consiglio di leggere, ad esempio, Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti, Ancora dalla parte delle bambine di Loredana Lipperini, Educare al femminile e al maschile di Tonino Cantelmi e Marco Scicchitano, Liberati della brava bambina di Maura Gancitano e Andrea Colamedici) anche in riferimento alle diverse età dei bambini. Più o meno consapevolmente, nel corso degli anni abbiamo assegnato al giocattolo alcuni “doveri” che, in virtù della sua reale funzione, non dovrebbero appartenergli. Ad esempio, lo abbiamo considerato capace di:

  • Addestrare i bambini ai futuri compiti sociali, femminili e maschili. Il gioco delle bambole o della cucina ad esempio è stato sempre visto come una sorta di preparazione al ruolo di mamma e di moglie.
  • Modellare il carattere in forte o debole. Alcuni gioco o attività vengono intesi come destinati ai maschi perché in grado di forgiare la futura virilità.
  • Influenzare le future preferenze amorose. Ancora oggi si sente un pressante pregiudizio da parte di coloro i quali reputano che la preferenza verso un gioco definito “femminile” possa determinare lo sviluppo della sessualità in favore di una tendenza omosessuale. Su questo punto ci sarebbe da scrivere un articolo a parte ma mi limito per ora a questa riflessione. Al di là del fatto che è piuttosto insensato collegare i giochi di un’età lontana dalla maturità sessuale alle future espressioni delle proprie preferenze, ciò che ci dovrebbe realmente interessare e che i bambini si sentano felici in ciò che sperimentano e che possano, nella vita, trovare il loro modo per sentirsi realizzati.

stereotipi di genere

Perché è così importante condurre un’educazione per quanto possibile priva di condizionamenti (non solo) di genere?

Certamente non è da demonizzare l’attitudine a ragionare per categorie, poiché risponde all’esigenza di semplificare l’esperienza quotidiana. La riflessione punta piuttosto a cercare di riconoscere a quale livello la facoltà di rifugiarsi nelle categorie diventa un ostacolo alla libera espressione dell’individuo.

Dovremmo piuttosto chiederci con sincero interesse perché i bambini siano attratti da un gioco piuttosto che da un altro, cosa ne sanno loro, dopotutto, di ruoli maschili o femminili e quanto le nostre convinzioni hanno il potere di influenzare ciò che, in realtà, non è qualcosa di innato ma di acquisito.

Dopotutto, prima di essere maschi o femmine siamo esseri umani e sentiamo il bisogno di realizzarci e di essere amati. Come liberare quindi i giochi dei bambini dai condizionamenti di genere? Ecco alcuni suggerimenti per iniziare:

  • Astieniti dal giudizio e considera ogni giocattolo come se fosse neutro.
  • Reputa i bambini come “persone” libere invece che come maschietti o femminucce predestinati a una gamma di ruoli socialmente stabiliti.
  • Scopri, proprio osservando come gioca il tuo bambino o la tua bambina, quale importanza ludica, cognitiva, emotiva, motoria può avere per lui o lei un certo tipo di giocattolo o di attività.
  • Ma soprattutto… Chiediti se è felice.

Nessun bambino è predestinato a qualcosa. Il modo in cui lo vedi oggi, le preferenze che manifesta, le scelte che fa sono da considerarsi come una fotografia che descrive solo ed esclusivamente quel determinato momento.

Se stai vivendo una situazione simile a quella descritta e ti senti in difficoltà nel gestirla, chiedi subito la consulenza educativa.

Ester ListiAuthor posts

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Pedagogista ai sensi della L. 205/2017 e L. 4/2013, con specializzazione nella fascia di età 0-6, Consulenza Pedagogica in ambito Familiare, Giuridico e Scolastico e nella CTU-CTP pedagogica nell’ambito delle separazioni.

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