tana bambini

Il gioco è per i bambini un’attività importante e spontanea. Molti genitori, o adulti che si occupano di bambini piccoli, chiedono quali siano le attività più adatte per accompagnarli nella crescita ma sottovalutano spesso un aspetto fondamentale: è la stessa azione dei bambini a suggerire una possibile attività di gioco. Osservandoli, infatti, si riesce a cogliere la direzione del loro interesse. Non resta che seguirlo per offrire un’esperienza che possa soddisfare il bisogno esplorativo dato in un determinato momento. In questo articolo andremo alla scoperta di quattro attività di gioco tipiche nella primissima infanzia, ognuna di queste risponde a un bisogno ben preciso.

“I bambini piccoli sono molto attenti nel cercare di scoprire cosa siano le cose, come funzionino e che cosa si possa fare con esse… Il bambino, di fronte ad un oggetto non familiare, tende a stabilire una catena che, dall’esplorazione, passando per la familiarizzazione, arriva alla comprensione: una sequenza spesso ripetuta che porta ad una visione più matura delle caratteristiche (forma, struttura, dimensione) del mondo fisico”.

In Il gioco, C. Garvey, Armando, Roma, 1979, p.56

Il gioco della tana

L’angolo della tana è un luogo di esperienza riservato, è la possibilità di allontanarsi dagli stimoli dati nel grande spazio per sentire un sentimento di rassicurazione. Forse molti di noi ricorderanno che quando erano piccoli sceglievano un piccolo rifugio o un nascondiglio nel quale rintanarsi, magari portando con sé i propri giocattoli preferiti.

I bambini, durante la prima infanzia, cercano spontaneamente piccoli spazi intimi e riservati, per poter raccogliersi e tirarsi fuori dal contesto più ampio. Eppure, la volontà di rifugiarsi sembra in contrasto con la vivacità motoria tipica dei primi anni di vita. In realtà, proprio accanto al movimento i bambini manifestano l’esigenza di rifugiarsi e individuano un luogo riservato in cui poter “ricaricare le pile” e contenere l’ondata di emozioni e sollecitazioni.

L’angolo della tana è dunque uno spazio ludico che ha, durante la crescita, una valenza psichica molto profonda. Per i bambini piccoli è una seconda pelle, un guscio, una corazza, un luogo nel quale poter sperimentare un po’ di riservatezza, anche al riparo dello sguardo dell’adulto. Un vero e proprio luogo-cuscinetto, seguendo la definizione di Hall, che sostiene lo sviluppo dell’identità attraverso la possibilità di passare alla sfera privata e rielaborare le proprie emozioni.

tana bambini

Come giocano i bambini nell’angolo della tana

Rifugiandosi all’interno di un luogo definito come tana, ciò che spicca è il fatto che i bambini vivono un senso di benessere e di dedizione profonda per questa attività. Ecco alcune azioni che possiamo osservare nel comportamento del bambino:
1. Il bambino entra e esce dal nascondiglio. Un’attività spontanea e divertente che favorisce l’abilità motoria e la percezione della propria corporeità in quanto lo spazio interno è limitato.

2. Il bambino porta con sé giocattoli o altri oggetti. Li custodisce, li tiene al riparo, ci gioca, li usa per rassicurarsi e consolarsi.

3. Il bambino fantastica. Il fantasticare è un’attività psichica molto importante, utile a “nutrire” le piccole menti. Se da una parte i bambini di questa età apprendono attraverso l’imitazione degli adutli, dall’altra parte è grazie alla fantasia che diventano “altro” e ricreano nuovi mondi attraverso l’immaginazione.

4. Il bambino allestisce il nascondiglio. Anche in assenza di tane o capanne acquistate e pronte all’uso, i bambini hanno un’innata capacità di scovare un angolo per soddisfare la propria esigenza di rifugiarsi. Una tana può sorgere sotto al tavolo, alla sedia, nello spazio tra un mobile e una parete, all’interno di un mobile, in uno scatolone, o sotto a una coperta. Basta ripensare alla propria infanzia per ritrovare quei luoghi appartati nei quali ci si rifugiava volentieri.

5. Rimanere con altri bambini. I bambini molto piccoli quando si ritrovano insieme all’interno della tana mostrano una straordinaria complicità. Non hanno alcun bisogno di darsi spiegazioni o definire regole: entrano, si siedono, si guardano e ridono. Ogni tanto, considerata l’età, può capitare qualche spiacevole episodio (morsi, graffi, …), per questo l’adulto è sempre presente e vigile, anche senza farsi troppo notare.

6. Osservare il mondo all’esterno. Poter guardare l’ambiente a distanza senza essere direttamente coinvolti agevola i piccoli a recuperare la propria esperienza e rielaborarla seppur in maniera inconscia.

7. Semplicemente, riposare!

È importante sostenere e comprendere il bisogno che hanno i bambini di riservarsi uno spazio tutto loro, rispettare l’intimità della tana e lasciar loro la libertà di gestione. Si può chiedere al bambino di riordinare quando è strettamente necessario, ad esempio se la capanna è stata allestita sotto il tavolo ed è ora di pranzare, altrimenti, se il rifugio non dà particolare intralcio, può essere lasciato in modo che il bambino può entrare e uscire quando sente la necessità.

Il gioco delle scatoline di cartone

La proposta di gioco delle Scatoline di Cartone, pensata per i bambini di 1-2 anni, ha tra i suoi obiettivi quello di sostenere la motricità fine. Nei primi tre anni di vita i bambini conquistano un graduale e straordinario controllo nell’uso delle mani e delle dita. Attraverso il gioco e le attività di routine, compiono svariati esercizi che permettono loro di affinare questa competenza. Svolgono ad esempio azioni come aprire/chiudere, afferrare/lasciare, infilare/sfilare, mettere/togliere…

gioco scatoline

Il materiale per le scatoline di cartone

Il gioco delle scatoline di cartone è molto semplice e realizzato con materiale, facilmente recuperabile e di riciclo. Ecco un possibile elenco:

Scatoline di cartone, di varia dimensione, recuperate da prodotti di consumo (confezioni esterne di dentifrici, flaconi, tè e tisane, creme…).
Oggetti o giochi da mettere dentro le scatole (ritagli di stoffa, cartoline, campanelli, pupazzetti, palline ed altro).
Per variare il materiale di gioco si possono aggiungere anche alcune scatoline di metallo, legno e uno specchietto da borsetta (i bambini di questa età amano specchiarsi e riconoscersi nel loro riflesso. Sarà pertanto una scatolina come le altre che, una volta aperta, diventerà speciale).

Consigli per organizzare il gioco

Il gioco delle scatoline di cartone può essere proposto disponendo un contenitore riempito di scatole sopra a un tappeto. Giocando sul pavimento i piccoli hanno la possibilità di muoversi, sedersi e spostarsi liberamente. Non occorre suggerire cosa fare con gli oggetti a disposizione: sarà il bambino a scegliere tra le infinite possibilità e combinazioni quella che più desidererà sperimentare.

Durante il gioco il bambino compie diverse attività: seleziona il materiale dalla cesta, apre e chiude le scatole, scopre e osserva un oggetto in esse contenuto, costruisce una torre o una fila con le scatole e poi la butta giù o la sparpaglia, e così via.

Essendo fatte di cartone è facile intuire come le scatoline avranno vita breve, ma poco importa, essendo materiale di recupero. L’educazione alla cura del materiale resta a importante e sarà una conquista progressiva. Ci sono infatti giochi e attività in cui il bambino deve essere indirizzato verso tale cura (ad esempio quando sfoglia un libro). Vi sono poi altre situazioni dove i piccoli possono sperimentare il piacere di distruggere, un’azione che accompagna lo sviluppo del pensiero creativo, come intuì il grande Munari:

“La distruzione dell’opera collettiva va intesa come un modo per non creare modelli da imitare, per evitare una museificazione dell’opera realizzata e quello che si può definire il divismo dell’autore, per insegnare che non è l’oggetto che va conservato ma il modo, il metodo progettuale, l’esperienza modificabile”.

Un progetto a lungo termine – I laboratori di Bruno Munari. Di Miriam Nocchi Croccolo. Edizioni ETS – pag 19

Il gioco della cesta dei panni, dal cucù al gioco simbolico

Arrivati intorno alla fine del primo anno di vita, i bambini iniziano a esplorare più intensamente il loro ambiente. Ora possono muoversi, raggiungere molte cose, toccarle e afferrarle. Scoprono presto che i cassetti si aprono e che nascondo una marea di cose interessanti. Con gran soddisfazione iniziano a tirare fuori ciò che in essi è contenuto. Proprio tutto.

Aprono, svuotano, portano gli oggetti in giro per la casa, si infilano dentro i contenitori svuotati. Questo periodo mette a dura prova anche l’adulto più paziente: il piccolo è ora un bimbo in continuo movimento. Tempo e fatica spesi a lavare, stirare e piegare e, in quattro e quattr’otto, il nostro amato bambino apre i cassetti della biancheria tirando fuori ogni cosa.

Farsi ascoltare dal bambino

Come puoi dirgli di non farlo e riuscire a farti ascoltare? L’aggettivo più affine al modo in cui percepiamo il bambino è probabile che sia dispettoso, ma questo può essere fuorviante. Semplicemente la sua curiosità verso l’ambiente lo spinge ad agire continuamente poco curante dei pericoli, del disordine e della pazienza dell’adulto. I gesti che compie non sono altro che esperimenti.

Mette alla prova gli oggetti che ha a disposizione in modo da comprenderne la loro consistenza; apre i contenitori, gli sportelli e i cassetti e scopre quante e quali cose possono nascondersi al loro interno. Ripetendo azioni come aprire e chiudere, riempire e svuotare, sperimenta il movimento e la padronanza del gesto. Proverà a entrare egli stesso dentro il contenitore e farà esperienza della sua spazialità. Talvolta farà anche l’esperienza del dolore chiudendo accidentalmente cassetti e sportelli.

Quando il bambino inizia a muoversi e a mettere tutto sotto sopra, quasi istintivamente si cerca di fermarlo e lo si rimprovera ripetutamente. Ma sgridarlo è presto estenuante. I divieti devono essere dati in modo chiaro e coerente perché i piccoli sono capaci di ascoltare e comprendere fin dalla più tenera età. Si tratta di trovare il giusto compromesso.

Meglio limitare i divieti alle cose e alle situazioni che rappresentano un reale pericolo e mettono a repentaglio la sua incolumità (una presa elettrica, un elettrodomestico, un cassetto che si chiude troppo in fretta o una porta nella quale rischia di schiacciarsi le dita), pronunciando un no fermo, a voce alta e risoluta. Poco alla volta l’interesse verso un determinato oggetto o zona pericolosa scomparirà grazie alla nostra costanza.

Spesso si solleva di peso il bambino per allontanarlo dal luogo vietato. Purtroppo anche questo sistema è faticoso e poco efficace poiché il bambino che non ha interiorizzato il divieto ritornerà di continuo nel punto di attrazione. L’allontanamento dovrebbe essere limitato a quei casi dove il piccolo, ignorando il no, può trovarsi realmente in pericolo.

L’idea del Gioco della Cesta dei Panni

Quando viene vietato al bambino ciò che in realtà non costituirebbe un vero e proprio pericolo, ma soltanto disordine può essere utile concedere al bambino un’alternativa. Per esempio, se apre continuamente la medesima credenza della cucina, possiamo semplicemente togliere gli oggetti che non adatti o costituirebbero un pericolo per sostituirli con altri. In questo modo potremmo offrirgli una zona dedicata al gioco di scoperta.

L’idea del Gioco della Cesta dei Panni nasce per comprendere e accogliere l’attitudine esplorativa del bambino di un anno. Ecco cosa serve per guidare questo tipo di gioco che nasce spontaneamente dal bambino:

Una grossa scatola, un cesto oppure un cassetto o una piccola cassettiera all’interno del quale mettere alcuni vestiti che non usiamo più (nostri e del bambino), un cappello, dei guanti, dei calzini, dei foulard, delle mantelline…

Quando il bambino è interessato ad aprire il cassetto della biancheria, possiamo proporgli questo gioco come alternativa: “Vuoi fare il bucato? vieni che prendiamo la tua cesta dei panni!” Il bambino è libero di sparpagliare il contenuto durante il tempo del gioco e, se lo vuole, di entrare dentro la cesta.

Il gioco dei travestimenti

Verso il secondo anno di vita, il gioco con vestiti, accessori e indumenti subirà un’evoluzione. Ha ora inizio il gioco dei travestimenti, un gioco di fantasia e di rappresentazione simbolica attraverso il quale i bambini indossano dei panni diversi dai loro. Un gioco, anche questo, che nasce spontaneamente dalla curiosità del bambino ed è propedeutico ad azioni che gli serviranno per la conquista di autonomie, quali il vestirsi, l’allacciarsi i bottoni, l’infilare le scarpe, i cappelli e via dicendo.

I primi travestimenti proposti al bambino devono essere semplici, facilmente indossabili. Sono adeguati, ad esempio, per i bambini di 2-3 anni: i cappelli, i teli, i mantelli, gli indumenti dove bisogna semplicemente infilare la testa (anche realizzati ad hoc per il gioco), grosse collane e bracciali, occhiali non graduati, le scarpe degli adulti, foulard…

gioco travestimenti
Immagine tratta da nonsolomamme-nido.it

In questo gioco si uniscono anche alcuni accessori, come telefonini dismessi (privi di batteria), portafogli, borselli, marsupi, borse, orologi, berretti, paraorecchie, occhiali… Oggetti che amplificano il gioco dei travestimenti nel gioco simbolico.

Man mano che i bambini crescono si metteranno a disposizione nuovi vestiti, più complessi (ad esempio con le maniche), o anche i costumi di carnevale. Ad esempio si può organizzare una cesta o scatola in cui riporre i costumi o gli indumenti per il travestimento e lasciarla a disposizione dei bambini durante il gioco. Sceglieranno in autonomia cosa indossare, chiedendo, all’occorrenza, aiuto all’adulto.

Quali sono tra questi giochi e attività quelli preferiti dal tuo bambino o bambina? Raccontamelo in un commento

Ester ListiAuthor posts

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Pedagogista ai sensi della L. 205/2017 e L. 4/2013, con specializzazione nella fascia di età 0-6, Consulenza Pedagogica in ambito Familiare, Giuridico e Scolastico e nella CTU-CTP pedagogica nell’ambito delle separazioni.

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