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Salve, sono un’educatrice di nido e mi occupo della sezione dei medi. Ho un nuovo quesito da porvi: mi occupo di una bimba che urla e piange, si aggrappa fortemente nel momento di passaggio dalle routine dei pasti al gioco ed altre attività. Nel corso della giornata tuttavia è serena, seppur cerca il contatto con entrambe le educatrici. Non si rasserena neppure vendendoci e continua a nominarci piangendo disperatamente nonostante siamo nelle sue vicinanze. Durante il sonno si lamenta, richiede la nostra presenza e se non soddisfiamo il suo bisogno salta, chiacchiera, canta insomma ogni pretesto pur di catalizzare la nostra attenzione. Al risveglio piange e urla anche se siamo al suo fianco. Come posso aiutarla e a cosa è dovuto questo?

Il sentimento di confusione provato nei momenti di passaggio da un’attività ad un’altra è molto comune nei bambini che frequentano il nido. In linea generale, a inserimento avvenuto, è raro che si manifesti un disagio tanto evidente e ripetuto, poiché il bambino ha interiorizzato la scansione della giornata e assimilato nel proprio percorso di esperienze. Questo significa che, avendo acquisito fiducia nell’ambiente e nelle persone che si occupano di lui/lei, non si sentirà più sopraffatto dal sentimento di angoscia legato al distacco, anche nei momenti in cui la presenza della figura di riferimento è distante. Il lasso di tempo che intercorre tra un’attività (di cura, di gioco,…) e quella seguente, può diventare critico quando è trascurato nella gestione e nell’organizzazione del quotidiano.

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É fondamentale non perdere il contatto con i bambini anche al termine delle attività. Durante questi momenti, minuti, di passaggio le energie e le attenzioni dell’adulto si dirigono spesso verso la riorganizzazione, lo spostamento da un luogo all’altro, il riordino, i passaggi di consegne tra colleghi e via dicendo. Sono istanti delicati dove il bambino/a, non sentendosi più al centro, può rivivere l’esperienza dolorosa della separazione dall’adulto di riferimento. Molto probabilmente la bambina in questione cerca la vostra attenzione per ricevere rassicurazioni e certezze durante uno processo di disorientamento che suscita in lei una crisi.

L’educatore, sostiene i sentimenti immaturi del bambino operando una sorta prestito psichico, poiché durante i primi anni di vita egli non è in grado di operare autonomanente l’autoregolazione emotiva. Ha bisogno della mediazione delle persone di cui si fida. La bambina trascorre serenamente i momenti dedicati alle routine e al gioco poiché, trattandosi di situazioni guidate dall’educatrice, rievocano in lei la relazione di attaccamento primario. É molto probabile che la bambina si senta disorientata e insicura quando non è impegnata in un’attività guidata dall’adulto.

Prima che abbia ormai raggiunto l’apice della disperazione, è utile cercare di anticipare la sua possibile reazione attraverso la proposta di alcuni rituali di passaggio. Per esempio:

  • Preparandola in anticipo a quello che sta per succedere: “Dopo che avremo riordinato il gioco, andremo a sederci in salone”.
  • Verbalizzando sempre ciò che ci attendiamo da lei: “Ora andiamo a prepararci per la pappa. Voglio che provi a metterti qui accanto mentre mi occupo anche degli altri bambini, anziché aggrapparti”.
  • Individuando la strategia utilizzata dai familiari nel rispondere a una crisi emotiva della bambina. A tal proposito risulta utile ripercorrere la sua esperienza dal momento in cui è entrata al nido, consultando la verifica post inserimento, le osservazioni fatte sul tipo di legame di attaccamento con la figura genitoriale, la modalità di interazione.
  • Proponendo un oggetto transizionale da tenere durante le situazioni critiche e il momento della nanna. Sarebbe utile parlarne con i genitori per individuare insieme un oggetto, magari proveniente da casa, al quale la bambina è particolarmente affezionata.
  • Progettando attività specifiche per il gruppo di bambini nel quale la bimba è inserita, in modo da sostenere e generalizzare questo tipo di sentimenti. Ad esempio realizzando alcuni libretti/album di foto (insieme ai loro genitori, fratelli, nonni, ecc…) da guardare durante i momenti di passaggio, oppure attraverso momenti di lettura di alcuni libri a tema come ad esempio, “Lacrime che volano via” (Sabine de Greef, Babalibri), un racconto molto azzeccato che parla ai bambini dei dispiaceri e di come allontanarli.
  • Offrendo il proprio tramite psichico anche attraverso il contatto fisico, l’abbraccio, il prendere per mano, l’accompagnare. La vicinanza del corpo è essenziale per accogliere i bambini piccoli e poterli guidare verso qualcos’altro (giochi, compagni, momenti specifici).
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Anche la nanna rappresenta una situazione altrettanto delicata poiché è il momento in cui rifioriscono i sentimenti legati all’attaccamento e alla separazione ed è tradizionalmente legato ai classici riti materni che portano il bambino ad abbandonarsi al sonno. Il comportamento messo in atto, il fatto che disturba gli altri e che non risponde alla richiesta: “É il momento di fare la nanna”, rappresenta un rifiuto al lasciarsi andare. Anche qui è probabilmente presente l’angoscia di rivivere il dolore del distacco (abbandonandosi al sonno) legato all’incertezza che l’adulto rimanga lì accanto a lei.

É necessario, soprattutto nei primi periodi, che un’educatrice rimanga accanto alla sua brandina/lettino durante il momento dell’addormentamento, che la contenga fisicamente ad esempio tenendole la mano ed emotivamente, cantandole una ninna nanna o ninnandola. Concludo con una citazione tratta dal libro I bambini che si perdono nel bosco (Andrea Canevaro, La nuova Italia, Firenze 1976), una metafora su ciò che avviene nei bambini durante l’interiorizzazione del distacco.

“Quando un bambino va a scuola e come se fosse portato nel bosco, lontano da casa. Ci sono bambini che si riempiono le tasche di sassolini bianchi e li buttano per terra, in modo da saper trovare la strada di casa, anche di notte, alla luce della luna. Ma ci sono bambini che non riescono a fare provviste di sassolini, e lasciano delle briciole di pane secco come tracce per tornare a casa. É una traccia molto fragile e bastano le formiche a cancellarla: i bambini si perdono nel bosco e non sanno più tornare a casa.”

Per ulteriori approfondimenti puoi inviare una email a redazione@consulentepedagogico.it

Ester ListiAuthor posts

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Pedagogista ai sensi della L. 205/2017 e L. 4/2013, con specializzazione nella fascia di età 0-6, Consulenza Pedagogica in ambito Familiare, Giuridico e Scolastico e nella CTU-CTP pedagogica nell’ambito delle separazioni.

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