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Travasare è un gioco che comprende una serie di azioni piuttosto interessanti per il bambino. Nelle sue tante sfaccettature, è un’attività che si manifesta già in tenera età, rivelando l’attitudine spontanea al “fare” come canale per esplorare e conoscere il mondo. Proprio in merito al “fare” dei bambini, c’è stato un episodio in particolare, nella biografia di Maria Montessori, che trovo fondamentale per comprendere quanto questa attitudine sia insita nell’individuo e preliminare a ogni tipo di apprendimento. Ve la racconto nella prima parte dell’articolo, dopodiché ci addentreremo nelle proposte di gioco del travaso.

Il fare dei bambini

Dopo aver ottenuto la laurea in medicina (1896), Maria Montessori iniziò a lavorare presso la clinica psichiatrica dell’Università di Roma dove cominciò a studiare il comportamento dei bambini ricoverati con la diagnosi di “frenastenici”, in quanto presentavano insufficienza dello sviluppo mentale e, per questo, venivano ritenuti inadatti alla scuola e, più in generale, alla vita in società. La studiosa intuì che il deficit manifestato da quei bambini era causato dalla povertà del contesto familiare di provenienza, dall’assenza di stimoli e dalla mancanza di relazioni affettive significative, piuttosto che da fattori di natura endogena. Era come se, il contesto in cui avevano vissuto quei primi anni di vita, non fosse stato sufficientemente adeguato a fare emergere il loro vero potenziale.

I bambini frenastenici trascorrevano pressoché tutto il tempo buttati sul pavimento, in grosse stanze spoglie e prive di stimoli. Gli unici momenti della giornata in cui succedeva qualcosa di diverso erano quelli dedicati ai pasti. Quando finivano di mangiare, i bambini s’intrattenevano a giocare con le briciole cadute in terra. Così, osservandoli, Maria comprese come quei minuscoli resti di pane testimoniassero il bisogno innato di “fare” che a quei bambini era stato banalmente negato. Le briciole erano il loro unico mezzo per esercitare la mano e, per questo, erano da considerarsi un vero e proprio materiale educativo.

Una storia piuttosto triste, seppure, al contrario di altre, fu a lieto fine. Seguiti dal metodo che la pedagogista stava allora strutturando, ottennero risultati scolastici anche al di sopra dei loro coetanei considerati normodotati. Una vicenda che ci aiuta a non dimenticare quanto l’idea di bambino presente in un dato contesto storico e culturale possa predestinare la sorte delle persone.

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Le attività di travaso

È arrivato il momento di mettere le mani in pasta, anzi, tra i semi, granaglie e farine. Il materiale per il travaso può essere davvero vario, così come gli strumenti (gli attrezzi) utilizzati nelle diverse proposte. I vassoi allestiti per il gioco del travaso sono destinati ai bambini che hanno almeno due-tre anni (l’età non va comunque mai intesa con rigidità). Nel periodo precedente, i giochi di travaso sono offerti a terra, disponendo il materiale all’interno di grosse vasche o contenitori, questo perché i piccoli manifestano l’esigenza di spargere, sparpagliare e svuotare e, solo gradualmente, arrivano a compiere un’attività più precisa e strutturata.

Il segreto del perfezionamento sta nella ripetizione, e perciò nel collegare gli esercizi alle funzioni consuete della vita reale.

Maria Montessori, “La scoperta del bambino”

Maria Montessori definiva i materiali di sviluppo per distinguerli dagli oggetti utilizzati negli “esercizi di vita pratica”. Sono quelli che si prestano a uno sviluppo graduale dell’intelligenza. Si cerca quindi di progettare una serie di attività nei vassoi per il travaso montessoriano, offrendo materiali e strumenti che diventano via via più complessi a seconda dell’azione richiesta al bambino (ad esempio, prendendo in considerazione alcune qualità come la grandezza, la consistenza, la fluidità, la scivolosità, la vischiosità del materiale di travaso). Da queste premesse, ecco una raccolta di proposte per i vassoi montessoriani, dedicati al gioco del travaso, che seguono un ordine di difficoltà crescente nell’ambito della motricità fine.

Travasare le noci

Travasare le noci da un contenitore all’altro è un’attività molto semplice da organizzare. La loro grandezza permette al bambino di raccoglierle con facilità qualora gli sfuggissero di mano. Per cominciare, è sufficiente porre sul vassoio due contenitori uguali, uno pieno (di noci) e l’altro vuoto. Senza strumenti, il bambino inizierà ad afferrare con le dita ciascuna noce per travasarla dal primo al secondo recipiente. Proverà anche a prendere il contenitore pieno per versarlo direttamente in quello vuoto, correggendo e affinando il movimento attraverso la ripetizione.

L’esercizio diventa più complesso con l’aggiunta dello strumento (in foto, ad esempio, una pinza per il ghiaccio) e con la richiesta di infilare le noci in spazi più limitati (un portauova di cartone sostituisce il recipiente).

Materiale: noci. In alternativa, castagne, pasta grossa, perle di legno...
Strumenti: pinza per il ghiaccio, portauova di cartone diviso in due parti.

L’adulto, come sempre, mostrerà al bambino come usare il materiale, per poi lasciarlo libero sia nella scelta, sia nello svolgimento e nella correzione dell’errore.

Travasare i ceci e altre granaglie

Il materiale proposto in questo vassoio ha dimensioni più piccole e richiede una maggiore precisione per essere afferrato con le mani o trasportato con l’uso di uno strumento. Il bambino può iniziare con un cucchiaio per poi passare alla pinza.

I contenitori per il travaso sono di vetro o ceramica in quanto il materiale frangibile offre un’esperienza importante per i bambini. É importante creare il contesto adatto affinché possano utilizzare un bicchiere o un barattolo di vetro e simili (tornerò ancora a parlare in merito agli oggetti che si rompono).

Deve esserci anche un certo numero di oggetti frangibili: bicchieri, piatti, vasi ecc. Sono certa che gli adulti esclameranno: “Come? Dare dei bicchieri di vetro nelle mani di bambini di tre o quattro anni! Li romperanno sicuramente!” In tal modo daranno più importanza al bicchiere che al bambino; un oggetto di pochi soldi ci sembra più prezioso dell’educazione dei movimenti del bambino.

Maria Montessori, Il bambino in famiglia
Materiale: ceci. In alternativa, lenticchie, chicchi di caffé, fagioli, riso...
Strumenti: Contenitori di acciaio, vetro o ceramica, cucchiaio o cucchiaino, pinza.
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Travasare la sabbia

Giocare con la sabbia offre un’esperienza profondamente piacevole al bambino. S’intuisce il benessere che prova nel maneggiarla poiché riesce a rimanere concentrato nell’attività anche per un periodo di tempo prolungato. Si passa dunque a un tipo di materiale ancora più fine che può essere travasato con l’ausilio di strumenti che permettono diverse sperimentazioni sul comportamento della sabbia.

Materiale: sabbia. In alternativa, farina gialla, caffè macinato, terra, altre farine...
Strumenti: barattoli e contenitori di diversa ampiezza, colino, imbuto, cucchiai, spatole...

Versare l’acqua

Un’immagine tipica dei vassoi montessoriani è certamente la piccola caraffa riempita d’acqua. Quest’attività di travaso si avvicina agli esercizi di vita pratica, poiché è un’esercizio che può essere facilmente ripetuto nella quotidianità (versarsi l’acqua per bere) e offrire al bambino la gratificante possibilità di fare da solo. Quando i miei figli erano ancora piccoli, io stessa mi ero attrezzata con una piccola caraffa in modo che potessero servirsi da bere in autonomia.

Uno straccetto o una spugnetta servirà al bambino per asciugare l’acqua che dovesse cadere sul vassoio.

Materiale: acqua.
Strumenti: una piccola caraffa di vetro, un bicchiere di vetro, uno straccio o spugna.

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Travasare l’acqua con la spugna

Concludo con un’attività di travaso più “scientifica” poiché sfrutta la capacità di assorbenza della spugna per spostare un liquido da un recipiente a un altro. In questo caso ho allestito il vassoio mettendo uno straccio sotto i contenitori, non tanto per impedire al bambino l’esperienza dell’errore (l’acqua che cade) ma perché inzuppare la spugna porta inevitabilmente a spargere parecchio liquido fuori dai recipienti.

Materiale: acqua
Strumenti: spugna naturale, due contenitori, straccio

Se questo articolo ti è piaciuto, non dimenticare di lasciare un commento e di seguire i prossimi argomenti dedicati ai vassoi montessoriani.

Ester ListiAuthor posts

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Pedagogista ai sensi della L. 205/2017 e L. 4/2013, con specializzazione nella fascia di età 0-6, Consulenza Pedagogica in ambito Familiare, Giuridico e Scolastico e nella CTU-CTP pedagogica nell’ambito delle separazioni.

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